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Paletti, il pop che (non) avanza

Recensione dell’album “Ergo Sum”, primo lavoro del cantautore bresciano Paletti. Una vera rivelazione!

Bei tempi gli anni ’60, quando la musica italiana sfornava artisti come Domenico Modugno e Luigi Tenco. E oggi? Chi è rimasto a fare buona musica pop in Italia? La lista è più lunga di quanto si possa immaginare. Oggi parto da Paletti, per me una vera rivelazione. Chi ha detto che il pop è morto?

 

Brescia è conosciuta nel panorama indie per aver sfornato cantautori del calibro di Ettore Giuradei. Nel 2013 ha spiccato il suo primo volo anche Pietro Paletti, in arte Paletti, con il suo primo album intitolato Ergo Sum e prodotto da Foolica Records. Le otto tracce di cui si compone battono vie già percorse, con temi che spaziano dalla critica sociale, evidente nel primo estratto Cambiamento, al malinconico egocentrismo, passando per storie d’amore vissute (come in Angelina) e tormentate (è questo il caso di Fantasmi).
Temi triti e ritriti, starai pensando. Giusto, ma il linguaggio di Paletti è tutt’altro che banale e non manca di retoriche e metafore eleganti che, accostate a una voce dal timbro squillante e pulito, creano un contrasto interessante e unico.

Il sound, come i testi, pesca qua e là mood già vissuti (mi vengono in mente due estremi, ma neanche troppo, Bluvertigo e Franco Battiato), con accordi ora prevedibili, ora inaspettati, e una batteria elettronica onnipresente che va a braccetto con pianoforte e chitarre acustiche. “Batteria elettronica e pianoforte nello stesso album?” ti starai chiedendo con tanto di alzata di sopracciglio e labbro arricciato. Ma non temere: “Ego Sum” è molto più che un disco pop e per capirlo bisogna ascoltarlo da cima a fondo almeno un paio di volte, o un paio di migliaia, come ho fatto io dopo aver sentito la prima volta Senza volersi bene su Spotify !

 

Ergo sum - Paletti
La cover dell’album “Ergo sum”, Foolica Records 2013

 

Come già anticipato, il primo singolo estratto è Cambiamento, in cui Paletti estrinseca la sua visione di un’Italia vecchia, stanca, legata alla logica del “non ci resta che sperare”. Questo è un tema molto caro al cantautore bresciano e ricorre spesso nei lavori successivi.
Già da questa canzone si intuisce quanto sia difficile associare alla musica di Paletti l’etichetta “pop”. Gli sta stretta. Non è colpa sua, ovviamente. Oggi siamo abituati ad associare alla parola “pop” qualcosa di banale, commerciale, qualcosa per cui non vale la pena di spendere più di un paio di minuti di ascolto. “Ergo Sum” è invece un album completo, essenziale ma mai scontato, in cui i testi curati e accattivanti poggiano su musiche solide, orecchiabili.

L’aspetto preponderante di questo lavoro? Realtà. Sì, perchè Paletti, oltre a dirci chi è mettendosi a nudo (titolo e copertina dell’album sono piuttosto espliciti nel dichiararlo) ci offre uno spaccato della realtà in cui vive e in cui viviamo; è un album pop, pop che NON avanza, perché una volta assaggiato si ha voglia di divorarlo in un solo boccone.  Il mio voto è un nove pieno, con i miei complimenti a Il Paletti!

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Ascolta la mia playlist: 3 tracce per amare Paletti!

  • Senza volersi bene
  • Cambiamento
  • Le foglie

 

 

Hai ascoltato anche tu Ergo Sum? Ti è piaciuto o ti si sono sciolte le orecchie dopo la prima traccia? Dimmi cosa ne pensi con un commento!

1 comment on “Paletti, il pop che (non) avanzaAdd yours →

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  1. Nonostante la mia scarsa cultura musicale mi hai incuriosito davvero tanto con questo articolo, scritto veramente bene!

    BRAVA